Brelu’ nasce nel 2020 dal desiderio di Oriana, la nostra fondatrice, di dare un senso alla perdita della mamma Luciana, venuta a mancare a causa di un tumore allo stomaco.
Da un “incontro” e da un piccolo angelo bianco – simbolo di speranza e resilienza – è sbocciata un’Associazione che si occupa con delicatezza e determinazione di tematiche femminili spesso invisibili o dimenticate:

  • * Oncofertilità
  • * Endometriosi
  • * Vulvodinia
  • * Dolore pelvico cronico

Crediamo nel valore della sorellanza, nella potenza della consapevolezza e nella bellezza di chi, pur attraversando il dolore, sceglie di donare agli altri.

Immagine di copertina utilizzata dall'Associazione Brelù per rappresentare i temi di salute e benessere femminile

La storia di Brelù

Mi chiamo Oriana e il 2 giugno 2019 ho perso mia mamma, Luciana, per un tumore allo stomaco. Da quel giorno, oltre a un vuoto immenso, mi portavo dentro un dolore fisico, fitte fortissime allo stomaco, come se il mio corpo non riuscisse a separarsi dalla sofferenza del cuore.

Pochi mesi dopo, nell’ottobre dello stesso anno, ero al funerale della nonna di una cara amica. Una semplice cerimonia, piena di silenzio e di memoria. In quella chiesa, tra i banchi, successe qualcosa che non dimenticherò mai: vidi mia mamma. Aveva tra le mani un angelo senza capelli, mi guardò con dolcezza e mi disse: “Va, Nena… va e vendilo al mondo” (“Nena” era il nomignolo con cui mi chiamava fin da quando ero bambina.)

Rimasi paralizzata. Non dissi niente a nessuno. Ma quella notte, una fitta ancora più forte mi svegliò. Erano le 3:00 di notte, mi alzai, andai in cucina, presi carta e penna… e cominciai a scrivere.

L’angelo che avevo visto prendeva forma tra le parole: bianco, senza capelli, con una bandana in ricordo dei foulard che mia mamma portava durante la chemio, sempre con eleganza e ironia. E sul petto, un brillantino azzurro, il suo colore preferito. Mi serviva un nome. Lo trovai unendo il suo nome e cognome: BRELU’, da Bresolin Luciana. Ma poi mi chiesi: perché creare un angelo? A chi destinarne il valore?

In un primo momento pensai ai reparti oncologici che curano i tumori gastrici. Ma non era la strada giusta, sentivo che c’era qualcosa di più profondo.
Un giorno, guardando le foto di mia mamma con i miei nipoti, tutto si fece chiaro. Lei era l’unica persona che, in 49 anni insieme, non mi aveva mai chiesto perché non avessi figli. Mai una domanda, mai un giudizio. Solo presenza, solo rispetto. Lei conosceva il mio dolore… e lo custodiva in silenzio.

Fu lì che capii: volevo fare qualcosa per chi, come me, attraversa la malattia portandosi dentro anche il desiderio – spesso taciuto – di diventare genitore. Scoprii il mondo dell’oncofertilità, quella branca della medicina che aiuta chi affronta una diagnosi oncologica a preservare la possibilità di avere figli, anche dopo le terapie. Contattai diversi centri. Dopo tante mail e telefonate, la Fondazione IEO di Milano fu la prima a crederci. E così, con il sostegno di sette amiche meravigliose, nacque l’Associazione Brelù.

Due anni dopo, avviammo anche una collaborazione ufficiale con il Centro di Oncofertilità dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova (AOPD).
Da allora, non ci siamo più fermate.

E sai una cosa? Quella fitta allo stomaco… da quella notte non l’ho mai più sentita.

Il nostro progetto

Al centro del nostro impegno ci sono le persone in età fertile, in particolare le donne: la loro storia, la loro voce, i loro diritti.
Il nostro progetto ha un obiettivo chiaro: diffondere informazione corretta e consapevole a donne, uomini e famiglie, promuovere il confronto tra pari e offrire sostegno psicologico a chi si trova ad affrontare patologie ginecologiche o percorsi di fertilità.

COSA FACCIAMO CONCRETAMENTE?
* Sensibilizziamo e divulghiamo tematiche ancora poco conosciute, come oncofertilità, endometriosi, vulvodinia, cistite e dolore pelvico cronico.
* Organizziamo eventi formativi, soprattutto nella provincia di Vicenza e portiamo informazioni chiare e accessibili nei consultori, negli ambulatori medici, nei luoghi in cui le persone si sentono spesso sole o non comprese.

Brelù è aperta a tutti e a tutte.

Non servono competenze particolari: basta la voglia di fare qualcosa di concreto, la disponibilità ad ascoltare e aiutare, la curiosità e il desiderio di mettersi in gioco. Siamo alla ricerca di nuovi volontari e volontarie che condividano i nostri valori e vogliano portare il messaggio di Brelu’ ancora più lontano.

La nostra forza sono le persone: il loro entusiasmo, la loro creatività, la loro umanità.
Insieme possiamo costruire un futuro più consapevole, inclusivo e accogliente per chi convive con sfide importanti e troppo spesso taciute.